Più del frammento, ma non ancora paesaggio. Possibile abstract pubblicitario di un concetto, quello di situazione, che la lingua inglese efficacemente giustappone, quale suo sinonimo, al termine atmosphere. Concetto camaleontico, sfocato, sviante. Proprio per questo attrattivo, intellettualmente fertile. Il paradosso del situazionismo sta nel suo suffisso. Come comporre un‘idea di visione se si esalta l‘assenza di intenzionalità nel culto della percezione sfiorata, del frame sottratto all‘incosapevolezza, dello scorcio dimenticato da riscattare dalla reificazione immaginale, da liberare dalla dittatura dello standard? Cosa vuole insegnarci la pittura situazionistica oggi riemergente con i suoi interni di case, letti sfatti, arredi, gruppi sparsi di oggetti, cibi, beni di consumo? Che la soglia e l‘intercapedine sono la radice dell‘esserci? Che ogni rappresentazione ed espressione artistica opera per decapitazione, formula e riformula mondi per elusione/erosione, come nella Genesi Dio crea le forze e gli elementi cosmici tramite atti di separazione? I luoghi di confine, borderline, forse si rivelano le più efficaci matrici di identità e di identificazione, come se nell‘ombra degli interstizi covasse il mistero generativo. Il gioco dei tempi, l‘incrocio delle percezioni, la generatività della ripetizione, portano un insieme di immagini, impressioni, relazioni da uno status ad un altro.
Volume realizzato in occasione della mostra “Il Mito del Vero – Situation”: 15 giugno – 8 luglio 2011, Spazio Guicciardini Milano | 18 giugno – 13 luglio 2011, Palazzo Guidobono Tortona